Ci sono occasioni che non capitano per caso e idee che catalizzano segnali, originandosi come risposta alle tendenze che si avvertono nell’aria.

Il progetto Scrittura etica nasce da una reazione ovvero dall’esigenza di arginare il fenomeno preoccupante e pericoloso di usare la comunicazione – specie quella social – come terreno di battaglia per annientare l’interlocutore. L’idea invece è di riconoscere nella parola scritta un’opportunità per intavolare un’umana conversazione, nel significato etimologico del termine cum + versare ossia trovarsi insieme.

 

Brutte parole e cattive notizie

 

Parole offensive, insulti gratuiti, attacchi personali, commenti arroganti, provocazioni e odio: ne leggiamo di tutti i colori sulle bacheche in rete, ma anche tra le righe della carta stampata e i toni non cambiano nemmeno in molti dei salotti televisivi, dove l’istigazione alla lite sembra sia diventata ormai una delle principali regole del gioco.

Ma la cattiva comunicazione non si nutre soltanto di attacchi verbali: diffondere notizie false e tendenziose, oggi meglio note come fake news, è un altro modo vigliacco di violentare le parole e danneggiare le persone. Anche il mondo dell’informazione ha di che preoccuparsi di fronte al fenomeno dilagante.

Chi si occupa di scrittura e ama le parole, riconoscendo loro la capacità straordinaria di dare corpo ai pensieri, prova avvilimento e indignazione di fronte a un loro uso deliberatamente distorto.

La sensazione è la stessa dell’artista che vede sfregiare la propria tela.

Allora ci si può chiudere nella mortificazione, scegliere la misantropia oppure reagire e mettere in campo le forze di cui si dispone per cercare di contrastare, se non addirittura di invertire, la tendenza.

 

Il progetto Scrittura etica e il contesto culturale in cui nasce

 

Con Alessandra Perotti e in seno ad Accademia di scrittura è nato il progetto Scrittura etica per un uso consapevole dei social media e della buona comunicazione.

Sono stati individuati dieci valori importanti, sintetizzati nel manifesto che ne costituisce il fondamento, ma che – mi sto accorgendo ogni giorno di più – rappresentano un’esigenza condivisa dall’attuale contesto sociale e culturale. Insomma, c’è fermento riguardo a questo tema, si avverte che tocca argomenti su cui in tanti si stanno interrogando e sentono il bisogno di elaborare risposte.

 

La gentilezza il migliore strumento per argomentare

 

Il punto 3 del manifesto di Scrittura etica recita:

  1. GENTILEZZA SEMPRE

Essere gentili consente alle nostre argomentazioni di essere ascoltate e comprese.

In qualsiasi comunicazione scritta rivolgiti agli altri con gentilezza e rispetto.

 

È proprio delle scorse settimane (settembre 2020) l’uscita del saggio di Gianrico Carofiglio intitolato Della gentilezza e del coraggio – Breviario di politica e di altre cose, una parte consistente del quale è dedicata alle regole della comunicazione verbale e alle tecniche utili da mettere in atto per smascherare i mistificatori e i manipolatori della parola.

Scrive Carofiglio: “[…] la gentilezza non corrisponde alla buona educazione, al garbo, alle buone maniere. Tutte doti gradevoli e auspicabili che, tuttavia, non definiscono il senso profondo della gentilezza, il suo significato etico e, come vedremo, politico.

In realtà la gentilezza è il più potente strumento per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza. I populismi e i fascismi vivono dell’elementare, micidiale logica che divide il mondo in amici e nemici; prosperano usando i meccanismi di creazione dei nemici e dunque dei capri espiatori. La gentilezza come metodo per la gestione dei conflitti – anche di quelli più accesi e violenti – serve a disattivare quei meccanismi.”

I buoni argomenti quindi si nutrono di tolleranza e manifestano la propria fondatezza solo se sono espressi con buone parole.

 

Usare male le parole fa pensare male

 

Anche Alessandro Bergonzoni è uscito lo scorso settembre con un nuovo libro: Aprimi cielo – Dieci anni di raccoglimento, articolato e nel suo caso ho seguito la presentazione in diretta sulla pagina de Il Libraio. Con la solita verve e geniale loquacità ha risposto alle domande di Riccardo Rodolfi toccando svariati argomenti, ma quando Rodolfi gli ha chiesto di commentare la frase: Usare male le parole fa pensare male, il nostro ha asserito che sì, “c’è una malvagità nell’uso cattivo delle parole, e che occorre andare nelle scuole, parlare ai ragazzi, lavorare sul linguaggio, cambiare poetica. Prima dell’etica viene la poetica. La disonestà poetica è quella che rende più duro lo scontro”.

Ecco, le scuole.

Sono al centro del progetto di Scrittura etica, direi anzi la sua priorità, perché è a cominciare dai ragazzi che deve radicarsi il concetto di una scrittura educata ossia gentile, ma anche allenata ad un uso consapevole e ad una comunicazione autentica tra le persone.

C’è una responsabilità in ciò che si dice e ancor più in ciò che si scrive, le parole non sono prive di conseguenze.

Nel 2002 Luis Sepúlveda, intervistato sul rapporto tra letteratura ed etica, ad un certo punto affermò: “Le parole di chi scrive possono avere un’eco vasta e questo comporta una responsabilità etica. […] Lo scrittore, secondo me, deve essere coinvolto, deve stare dentro le cose, dentro la vita. Per questo non parlo mai in nome della letteratura o degli scrittori in generale, per questo parlo sempre e solo a mio nome. La responsabilità dello scrittore è personale come quella penale”.

La portata di ciò che si dice e delle parole che si usano è qualcosa di cui bisogna prendere atto. La libertà di espressione non va confusa con il diritto di calpestare l’interlocutore e le sue idee.

Paola Gaiani

– autrice e responsabile di redazione di Accademia di scrittura –

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

 

 

 

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