Libertà di pensiero

Hai mai provato a chiederti quale sia il pensiero la cui libertà deve essere tutelata e quindi garantita?

Di certo, non è il pensiero accettato ed omologato all’interno del gruppo sociale in cui circola e ciò per l’ovvia ragione che, in quanto tale, non ha bisogno di essere tutelato.

Il pensiero che va difeso è quello “che rema contro”.

 

La tutela del dissenso

 

Il dissenso, la critica anche quella aspra, il contrario: queste sono le manifestazioni espressive di cui i corpi normativi sono garanti.

Ciò per una ragione ben precisa: è nella contrapposizione dialettica delle idee e dei punti di vista che un gruppo socio-politico evolve e crea nuove opinioni, nuove idee e ideologie capaci di imprimere e realizzare il dinamismo istituzionale.

La società del pensiero unico sopravvive senza evolvere.

Quella destinata ad evolvere (sino all’estremo limite dell’involuzione che è, pur sempre, una tra le possibili risultanti del movimento) è la società pluralista che vanta un alto grado di democrazia perché in essa si possono mettere in discussione i valori e le regole.

E qui nasce il problema.

Perché se è vero, come è vero, che “democrazia” equivale a poter esprimere il proprio pensiero in assoluta e piena libertà, allora un reale sistema democratico può tollerare che il dissenso arrivi a minare e persino ribaltare i valori e le regole di quel sistema?

La risposta è no. In questo caso scattano i meccanismi di bilanciamento previsti da tutti gli ordinamenti liberali (compreso il nostro che ravvisa nel buon costume, nell’ordine e negli interessi costituzionalmente rilevanti i limiti al diritto in questione) a protezione della fisiologia istituzionale. Che si tratti di far operare la riserva legislativa o quella giurisidizionale in relazione a limiti già previsti e disciplinati oppure che il legislatore ne introduca di nuovi, poco importa.

A rilevare è la sussistenza di meccanismi repressivi delle opinioni e delle idee che possono mettere in pericolo il sistema democratico.

 

Quando il gatto si morde la coda

 

Se, per un verso, pare una posizione intellettuale intuitivamente corretta, per altro verso vi è chi interpreta come dittatoriale proprio questo atteggiarsi della democrazia.

Sebbene serpeggi anche in tempi “normali”, è soprattutto in questa “coltura” pandemica percorsa dalla paura, dal senso della precarietà ed in cui la forbice sociale si allarga sempre più che il pensiero contrario corre sulle gambe, spesso acritiche, di molti internauti che digitano e twittano sulla scorta del multi-pensiero a cui non dispiacerebbe celebrare il funerale della democrazia.

Un numero crescente di persone ritiene che il diritto di manifestare la propria opinione

  • abbia ad oggetto qualunque opinione comprese quelle aventi ad oggetto il disprezzo, l’odio e l’incitamento alla violenza verso alcune categorie umane nonché il negare realtà storiche e – lo constatiamo in questo periodo – scientifiche effettivamente accadute od esistenti ed inconfutabili nella loro materiale consistenza.
  • comprenda il diritto di propalare digitalmente queste opinioni.

Il riferimento è al fenomeno del negazionismo e dell’hate speech in ambiente digitale e, particolarmente, in quello social.

Contribuire a rifondare un’etica della parola scritta è l’obiettivo di Scrittura Etica che è consapevole dell’impossibilità del proprio compito se, a monte, non vi è una forte conoscenza dell’uso anti etico dello scrittura.

Diffondere questa consapevolezza è importante e, per questo, ti invitiamo a seguirci anche nei prossimi articoli.

 

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

 

 

 

 

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